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Giovani Visioni

ll progetto Giovani Visioni nasce dal partenariato tra il comune di Ospitaletto;  Pa.Sol. Cooperativa; l’Associazione Musical-Mente e Fraternità Impronta, con il contributo di Regione Lombardia nell’ambito di attuazione delle Politiche Giovanili (Bando La Lombardia è dei giovani). Il comune di Ospitaletto, in qualità di ente capofila, insieme ai partner ne garantisce la governance.

Si intende promuovere servizi e buone prassi per favorire il passaggio alla vita adulta e al mondo del lavoro dei giovani. Attraverso una rete qualificata di partners locali, pubblici e privati, da coinvolgere nelle azioni progettuali proposte, si perseguono le finalità di prevenzione e contrasto al rischio di esclusione sociale offrendo opportunità e servizi innovativi e ingaggianti per il target;  la piena partecipazione ed inclusione dei giovani anni alla vita politica, culturale e sociale della comunità con particolare attenzione ai giovani in condizione di svantaggio e di neet favorendo la transizione scuola/lavoro/università.

  • Intercettare e raccogliere i bisogni effettivi dei giovani.
  • Promuovere esperienze di cittadinanza attiva e l’associazionismo giovanile.
  • Progettare con i giovani per i giovani in un ambiente accogliente ed inclusivo.
  • Promuovere il coordinamento delle progettualità territoriali promosse dagli stakeholder locali per facilitare la convergenza in una visione locali per facilitare la convergenza in una visione locale integrata.
  • La costituzione del Gruppo Giovani Visioni si interfaccerà con l’Assessorato alle Politiche Giovanili e sarà organismo autonomo e sovrapartitico con funzioni consultive, di rappresentanza, operative e di raccordo con le realtà territoriali. Saranno individuati cinque giovani adulti al fine di accompagnarli a diventare Antenne Giovani quale riferimento per gli altri nel loro contesto di vita quotidiano.
  • L’apertura di un Hub di Studio e Cultura quale servizio di supporto e sostegno scolastico per gli studenti dai 15 anni attraverso il tutoraggio e la strategia peer to peer e co-studyng. Lo spazio sarà occasione di relazione con la figura educativa di riferimento, di confronto e relazione con i pari e opportunità di vivere questo spazio anche per progettare, condividere ed esperire le attività ricreative, formative, laboratoriali e di riunione per il Gruppo Giovani Visioni e Antenne Giovani.
  • Le Esperienze di Cittadinanza attiva programmate, strutturate e coordinate con l’Educatore ponte, il Gruppo Giovani Visioni e le realtà associative.
  • In coprogettazione con i giovani saranno proposti Laboratori creativi che intercettino gli interessi degli stessi, evidenzino le loro abilità e diano possibilità di crescere, confrontarsi, fare esperienze nuove e stimolanti. 
  • L’Educatore Ponte:  figura educativa trasversale per garantire ai destinatari più fragili e più a rischio di emarginazione di essere intercettati nei loro luoghi di vita.
  • L’Informagiovani diffuso: sperimentare nuove modalità decentrate di erogazione del servizio già presente nel comune e ubicato in biblioteca, intercettando i giovani nei contesti più informali di appartenenza dove si riconoscano e abbiano una precisa identità.
  • L’Orientamento alla mobilità internazionale: l’accompagnamento dei giovani alla costruzione del loro progetto di mobilità all’estero, in Europa e nel mondo, per motivi di studio, lavoro, formazione o volontariato e la promozione della cittadinanza europea. 
  • La Web-TV: che si occupa di comunicazione e diffusione del progetto, ma anche del monitoraggio in itinere e della valutazione dell’impatto. 

 

  • Trasversalità del territorio: (ri)scoprire i propri “luoghi dell’abitare”, appartenenti alla comunità e già noti e frequentati dai giovani, per un’educazione alla tutela della diversità ecologica e sociale;  
  • Trasversalità educativa: la figura dell’educatore “ponte” come figura di tutoraggio educativo continuo. Lo sguardo educativo assicura inoltre, il raccordo costate tra gli stakeholders del progetto;  
  • Promozione dell’approccio proattivo dei destinatari: attivare e sostenere il coinvolgimento dei destinatari in un’ottica di co-progettazione continua;  
  • Regia educativa - multidimensionalità e pluralità del piano delle azioni: la pluralità e multidimensionalità delle azioni previste consente di rispondere alla complessità del fabbisogno rilevato e garantisce un alto livello inclusivo; la multidimensionalità si sostanzia nella messa in atto di interventi che coinvolgono tutte le dimensioni della persona (bio-psico-sociali); la stabilità della regia educativa ha l’obiettivo di coordinare, promuovere e sostenere azioni e relazioni della rete.  

Il progetto contribuisce a disegnare politiche di intervento focalizzate su reali bisogni della popolazione e indirizza le risorse verso gli attori in grado di garantire il più possibile i risultati in tempi definiti. Si delinea la possibilità di creare un “ecosistema” con una costellazione di collaborazioni, spazi, strumenti che portano indubbiamente competenze nuove e valore aggiunto, generato dalle istituzioni stesse sia pubbliche che del privato sociale, in una modalità di governance partecipata che, nel rispetto delle funzioni e dei ruoli diversi, condivide ed elabora strategie di cambiamento e innovazioni sostenibili. 

Luogo privilegiato di attuazione del progetto è lo spazio dell’Hub di Via Ghidoni,128; saranno altresì, promossi interventi negli spazi appartenenti ai partners oltre ad interventi nei luoghi già frequentati dai ragazzi, dislocati nel comune di Ospitaletto.

  • Equipe educativa: equipe formata da educatori ed educatrici professionali  
  • Psicologo/a : professionista nella conduzione dei gruppi e nella presa in carico del singolo individuo nell’ottica della dimensione sociale dell’individuo;  
  • Pedagogista: specialista dei processi educativi, formativi e di apprendimento. Lavora in sinergia con l’equipe educativa e la figura dello psicologo. 
  • Artisti – figure professionali specifiche (Musicisti, Grafici, Dj)
  • Assistente Sociale territoriale: l’apporto ed il supporto di questa figura nel progetto è fondamentale grazie all’esperienza ventennale sul territorio;
  • Assistente Sociale tutela minori: figura professionale attiva sul territorio a sostegno e protezione di minori e le famiglie fragili;
  • Responsabile della comunicazione: figura professionale specializzata in strategie di comunicazione per le imprese; 
  • Responsabile amministrativo: figura professionale specializzata nella rendicontazione e supervisione economica del progetto;
  • Responsabile della valutazione: figura professionale specializzata nella raccolta, nell’analisi e nell’elaborazione dei dati rilevati. 

 

Il progetto è attivo da Ottobre 2024 a Settembre 2025.

. Se non si utilizzano metodi di protezione per la gravidanza durante un rapporto sessuale, che sia il primo o meno, si può rimanere incinta e si possono contrarre infezioni sessualmente trasmesse.
. Il ciclo mestruale a volte è irregolare e l’ovulazione (periodo fecondo) può avvenire in giorni diversi.
No. Interrompere un rapporto sessuale prima della eiaculazione (coito interrotto) non è un metodo contraccettivo. Infatti, durante il rapporto sessuale prima dell’eiaculazione è prodotto del liquido seminale. Il liquido seminale può contenere spermatozoi capaci di fecondare.

Coito Interrotto: è una pratica sessuale che consiste nell'estrarre il pene dalla vagina poco prima dell'eiaculazione.
Ogni rapporto sessuale (se non si utilizzano metodi contraccettivi) può portare ad una gravidanza. Il profilattico è inoltre l’unico metodo che protegge dalle infezioni sessualmente trasmesse.
La pillola del giorno dopo va assunta in occasioni di emergenza (quando si è avuto un rapporto sessuale senza protezione o si è rotto il profilattico). Viene assunta entro 72 ore dal rapporto sessuale con un massimo di 120 ore. La sua efficacia è legata a tempo di assunzione (è più efficace se presa subito). Non serve la prescrizione e si prende in farmacia. Non è un farmaco abortivo e non protegge dalle infezioni sessualmente trasmesse.

Se vuoi avere più informazioni puoi rivolgerti al Consultorio ("A chi posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto?").
Puoi andare al Consultorio più vicino e comodo per te. L’accesso è libero, gratuito e ci sono professioniste/i in grado di accogliere la tua richiesta. Per maggiori informazioni consulta la sezione "A chi posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto?".
La contraccezione è necessaria se non si vuole diventare genitori e non influenza la spontaneità, l’intesa con il\la partner e il piacere del rapporto sessuale.
È importante portare attenzione all’aspetto contraccettivo (che significa utilizzare qualcosa per non avere gravidanze). Esistono tanti modi (ad esempio profilattico, pillola, spirale). La cosa essenziale è averne uno sin dal primo rapporto sessuale e per tutti quelli che avrai in futuro tranne nei momenti in cui vorrai diventare genitore. Il personale dei Consultori Familiari con particolare attenzione alle tue conoscenze, esigenze e preferenze può accompagnarti nella scelta più giusta per te. ("A chi posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto?")
I cicli mestruali possono essere irregolari, ma in occasione di un ritardo a seguito di rapporti sessuali è sempre necessario eseguire un test di gravidanza.
In Italia l’interruzione volontaria di gravidanza è regolamentata dalla legge 194/1978. Puoi recarti al Consultorio per tutte le informazioni che ti servono anche se sei minorenne. L’accesso è libero e gratuito. Troverai professioniste/i in grado di accogliere la tua richiesta. ("A chi posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto?")
Il rispetto della libertà dell’altro/a è la base di tutte le relazioni, è necessario rispettare i tempi di ogni persona.
Il rapporto sessuale è caratterizzato dal piacere, il dolore è un segnale che va ascoltato, compreso e condiviso. Puoi parlarne con le professioniste del Consultorio ("A chi posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto?").
L’amore è libertà e rispetto dell’altro/a. Se hai dubbi, insicurezze e hai bisogno di parlare con qualcuno puoi rivolgerti al Consultorio ("A chi posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto?").
L'accesso ai consultori è libero, diretto e gratuito. Non prevede prescrizioni. Può avvenire anche su appuntamento.

Il servizio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30.

Ecco gli indirizzi e i contatti delle sedi: Sul nostro sito potrai trovare tutte le informazioni necessarie di contatto nella sezione "Attività consultoriali" e "Attività consultoriali adolescenti": https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/sostegno-al-singolo-e-alla-famiglia.ashx
Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) sono un gruppo di infezioni causate da batteri, virus e parassiti con cui è possibile contagiarsi tramite i rapporti sessuali non protetti dal preservativo. Le persone di tutti i generi ed orientamento sessuale possono essere a rischio di contrarre una IST. Le principali Infezioni Sessualmente Trasmesse sono l’infezione da HIV, l’infezione da Chlamydia trachomatis, la gonorrea, la sifilide, l’infezione da HPV (condilomi), le epatiti virali (A,B,C), l’herpes genitale, la pediculosi del pube. Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro IST ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx )
L’HIV è il virus dell’immunodeficienza umana che si trasmette da persona a persona tramite rapporti sessuali (penetrazione vaginale, penetrazione anale e rapporto oro-genitale), contatto con il sangue infetto e dalla mamma al figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento. L’infezione da HIV (fase di sieropositività) rimane asintomatica per anni, se non viene diagnosticata e curata può causare una grave compromissione del sistema immunitario fino a sviluppare una grave malattia che si chiama AIDS. L'HIV si previene con l’utilizzo del preservativo (condom maschile o condom femminile) che deve essere indossato dall’inizio alla fine del rapporto sessuale. Le persone che hanno l’infezione da HIV devono assumere una terapia con farmaci specifici. Le terapie ad oggi disponibili sono molto efficaci e bloccano il virus nel sangue e nei liquidi sessuali, permettendo a chi le assume di vivere una vita normale, con un’aspettativa di vita simile a chi non ha l’infezione. E’ importante sottoporsi al test dell’infezione da HIV anche se non hai sintomi e ti senti bene. Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx )


Immunodeficienza: fa parte dell'acronimo HIV e indica una condizione di indebolimento del sistema immunitario, che non è più in grado di difendere l'organismo dagli agenti patogeni;
Rapporto oro-genitale: è la parola corretta per definire i rapporti sessuali che comportano il contatto tra la bocca e i genitali.
I sintomi delle IST sono generalmente presenti nella regione genitale ad esempio il bruciore ad urinare, la secrezione muco-purulenta dall’uretra e dal canale vaginale, macchie, vescicole, ulcere o escrescenze, ma possono interessare anche la regione perianale, il cavo orale o la cute in generale. E’ importante sapere che le infezioni sessualmente trasmesse possono essere completamente asintomatiche. Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro IST ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx )
Utilizzando sempre il preservativo in tutti i rapporti sessuali (penetrazione vaginale, penetrazione anale e rapporti oro-genitali). Esistono due tipi di preservativo, quello maschile più conosciuto e quello femminile. Contro alcune infezioni specifiche esistono ulteriori strategie di prevenzione, come la possibilità di vaccinarsi (ad esempio contro l’infezione da papillomavirus Virus umano, contro il virus dell’epatite A e dell’epatite B). Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro IST ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx)
Dalla maggior parte delle IST si può guarire completamente, ad eccezione dell’infezione da HIV e dall’infezione da Epatite B per le quali non esistono delle terapie che permettono la guarigione completa, ma esistono dei farmaci che le curano efficacemente evitando un’evoluzione in malattia grave. Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro IST ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx)
Facendo dei test diagnostici specifici del sangue, delle urine e di altre sedi anatomiche definite dal medico. Le IST possono essere presenti senza dare sintomi, per cui è particolarmente importante fare i test diagnostici specifici anche se non ci sono sintomi. A Brescia esiste il Centro IST, un centro specialistico pubblico che offre consulenze, visite mediche in caso di sintomi e test diagnostici IST. Le prestazioni sono offerte gratuitamente e in ambito di riservatezza. Per accedere al Centro collegati al link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx
Se il rapporto sessuale a rischio è avvenuto meno di 72 ore fa puoi recarti presso il Pronto Soccorso degli Spedali Civili di Brescia per avere una consulenza infettivologica, in seguito alla quale farai gli esami di screening per le IST e potrebbe esserti prescritta una terapia di profilassi post-esposizione (PEP) per l’HIV. Se il rapporto è avvenuto da più di 72 ore, puoi recarti presso il Centro Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) di Brescia, che offre prestazioni gratuite, senza necessità dell’impegnativa medica. È importante sottolineare che i rapporti sessuali non protetti portano anche al rischio di gravidanze indesiderate. Per accedere al Centro collegati al link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx
Se hai disturbi genitali è consigliato evitare rapporti sessuali e indicato rivolgersi al Centro Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) di Brescia, che offre prestazioni gratuite, senza necessità dell’impegnativa medica. Per accedere al Centro collegati al link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx
PrEP sta per Pre-Exposure-Profilaxis (profilassi pre-esposizione). E’ una terapia che si può assumere per proteggersi dall’infezione da HIV. La PrEP viene prescritta, dopo valutazione dei criteri di idoneità, dai medici infettivologi. Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx)


Profilassi: fa parte della definizione estesa dell'acronomino PrEP. Per profilassi si intende l'insieme di comportamenti da adottare per difendersi da determinate malattie, in questo caso specifico consiste in una terapia farmacologica assunta a scopo preventivo (prima dell'esposizione o contatto con il possibile agente patogeno).
Il Chemsex è l’uso di sostanze chimiche psicoattive in un contesto di pratiche sessuali. Praticare il chemsex comporta un elevato rischio di contrarre una o più Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST). Se vuoi un approfondimento rivolgiti al Centro IST ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx)
Il rischio di acquisire una IST non è legato all'orientamento sessuale, bensì al tipo di rapporto sessuale e al numero di partners. I rapporti sessuali penetrativi anali e vaginali non protetti sono quelli correlati al maggior rischio di acqusire una IST. Anche un elevato numero di partners sessuali aumenta la probabilità di contrarre una IST.
A Brescia esiste il Centro IST, un centro specialistico pubblico che offre consulenze, visite mediche in caso di sintomi e test diagnostici IST. Le prestazioni sono offerte gratuitamente e in ambito di riservatezza. Sono consigliati regolarmente per chi ha rapporti sessuali a rischio (non protetti) i test per HIV, sifilide, gonorrea e clamidia. Se hai rapporti frequenti con partner diversi, è consigliato un controllo ogni 3-6 mesi, anche in assenza di sintomi. Per conoscere gli orari e le modalità di accesso al Centro collegati al link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx
La dipendenza dal gioco d'azzardo è quando non riesci più a fermarti e continui a giocare, anche se ti fa stare male o ti crea problemi nella vita di tutti i giorni. A volte il gioco d'azzardo sembra divertente ed emozionante, ma può farti perdere il controllo. Se cominci a giocare troppo spesso o a scommettere più soldi di quanto puoi permetterti, il gioco può influire su tutta la tua vita. Ti sembra che il gioco sia sempre nella tua mente? Se hai bisogno d'aiuto, visita il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
Se pensi al gioco d'azzardo anche quando non stai giocando oppure spendi più soldi di quanto avresti voluto, potrebbe essere un segnale che il gioco stia diventando un problema. Se hai bisogno di aiuto o di avere maggiori informazioni, visita il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
Potresti cercare qualcosa che ti distragga, come fare sport, ascoltare musica o passare del tempo con amici che non giocano. È importante trovare attività che ti piacciano e che ti facciano sentire bene senza ricorrere al gioco.
Sì, il gioco d’azzardo online può essere altrettanto pericoloso. La velocità e l'accessibilità delle piattaforme online possono facilitare la perdita del controllo. Fai attenzione a come e quanto giochi online.
La cosa migliore è parlarne con qualcuno di cui ti fidi, come un amico, un familiare o un professionista. Non sei solo: ci sono persone pronte ad aiutarti ad uscire da questa situazione. Se un tuo amico sembra ossessionato dal gioco, ha sempre bisogno di soldi per scommettere o si comporta in modo diverso dal solito, potrebbe essere utile chiedergli come sta e se ha bisogno di aiuto. Per maggiori informazioni o contatti utili segui il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
Assolutamente sì! Anche se non ti senti completamente dipendente, chiedere aiuto subito può evitare che il problema peggiori. Non è mai troppo presto per parlarne e prendere le giuste precauzioni. Se hai bisogno di aiuto o di avere maggiori informazioni, visita il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
Se giochi ogni tanto e riesci a fermarti senza difficoltà, allora non è necessariamente un problema. Ma se il gioco diventa un’abitudine o cominci a fare più scommesse di quelle che puoi permetterti, è importante prestare attenzione.
Esistono centri di supporto, gruppi online e numeri verdi dove puoi parlare con esperti che ti aiuteranno a capire se hai un problema e come affrontarlo. Ai servizi per le dipendenze dislocati sul territorio possono accedere anche i minorenni. I Servizi Pubblici (SerD/SerT) e del Privato Accreditato (SMI) presenti sul territorio di ATS Brescia si occupano di prevenzione, cura e riabilitazione delle Dipendenze da Gioco D’azzardo Patologico/Problematico. Si rivolgono non solo a coloro che vivono il problema in prima persona, ma anche ai familiari e a chi desidera avere informazioni in merito. E’ possibile rivolgersi a qualsiasi Servizio del territorio ATS Brescia, indipendentemente dalla propria residenza; l’accesso è gratuito e oltre alla tutela della privacy, le persone possono avvalersi dell’anonimato. Per ulteriori informazioni consulta il sito online dell’ASST di riferimento. Per l'ASST Spedali Civili segui il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
I fattori di rischio sono diversi. La predisposizione genetica è uno dei principali, se ci sono casi di dipendenza in famiglia, si è più predisposti a sviluppare lo stesso tipo di problematiche. Anche l’ambiente sociale gioca un ruolo importante: se ci si trova in un contesto dove il gioco è comune o incoraggiato, si è più a rischio. Inoltre, il desiderio di cercare emozioni forti o guadagni facili può spingere a giocare in modo eccessivo. A volte, il gioco diventa un modo per sfuggire a problemi emotivi, come ansia o stress. Infine, la facilità di accesso ai giochi online rende ancora più difficile controllarsi, aumentando il rischio di sviluppare una dipendenza.
Le conseguenze del gioco d'azzardo sull’organismo possono essere molto gravi, sia a livello fisico che psicologico. A livello fisico, lo stress continuo legato al gioco e alle perdite economiche può portare a disturbi come insonnia, mal di testa e problemi cardiaci. A livello psicologico, la dipendenza da gioco può causare ansia, depressione e sensi di colpa, poiché il giocatore diventa ossessionato dal desiderio di vincere e di recuperare le perdite. Questo può influire negativamente anche sulle relazioni sociali e familiari, creando un isolamento che aumenta il senso di frustrazione e stress. Inoltre, la continua preoccupazione per il gioco può alterare il comportamento, portando a decisioni impulsive e rischiose che peggiorano la situazione.
Parlane con i tuoi genitori o altri familiari di cui ti fidi in un momento tranquillo, quando puoi avere la loro attenzione senza interruzioni. Esprimi come ti senti, ammettendo la tua difficoltà, e spiega che il gioco è diventato un problema che non riesci a controllare da solo. Ricorda che i tuoi familiari potrebbero inizialmente reagire con sorpresa, preoccupazione o rabbia, in quel caso potresti suggerire di cercare insieme un aiuto professionale e specifico. Confrontarti apertamente può aiutarti a sentirti meno solo e più motivato a superare il problema. Per l'ASST Spedali Civili segui il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
Il chemsex è la pratica di usare droghe per modificare o intensificare l’esperienza sessuale. Alcune persone lo fanno per sentirsi più disinibite, per aumentare il piacere o la durata dei rapporti. Le sostanze usate possono avere effetti sul corpo e sulla mente, portando a rischi come la perdita di controllo, difficoltà nel consenso e un maggiore pericolo di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili (IST). Inoltre, il loro uso ripetuto può creare dipendenza o problemi di salute mentale. Se vuoi saperne di più o hai domande, puoi rivolgerti al Centro IST ( https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx)
Nel chemsex si usano alcune sostanze per sentirsi più disinibiti, eccitati o pieni di energia. Le più comuni sono: GHB/GBL: che può farti sentire rilassato, ma anche farti perdere il controllo. Metanfetamine: ti danno energia, ma possono causare forte ansia e agitazione. Mefedrone: aumenta il desiderio, ma ha effetti molto negativi sulla salute. Queste droghe possono sembrare innocue, ma possono creare dipendenza e avere conseguenze serie.
Puoi rivolgerti al SerT (Servizio per le Dipendenze) della tua zona per ricevere supporto da professionisti. Esistono anche linee telefoniche e servizi online dedicati ai giovani, dove puoi parlare in modo anonimo e ricevere informazioni. https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
I principali rischi includono: Dipendenza: molte di queste sostanze possono creare una forte dipendenza. Infezioni sessualmente trasmissibili (IST): il chemsex spesso si associa a pratiche sessuali non protette. Overdose: combinare sostanze diverse aumenta il rischio di overdose. Problemi di salute mentale: ansia, depressione e isolamento possono peggiorare con l’uso prolungato di sostanze.
È normale sentirsi sotto pressione in alcune situazioni sociali. Puoi dire di “no” in modo deciso ma gentile, ad esempio: “Non fa per me, grazie.” “Sto bene così, preferisco evitare.” Ricorda: avere cura di te stesso è sempre una scelta giusta.
Se pensi che un tuo amico stia praticando chemsex e sia in difficoltà:
  • Parlane con lui/lei: usa un tono non giudicante e ascoltalo.
  • Offri supporto: fagli sapere che ci sei e che può parlare con te.
  • Suggerisci di cercare aiuto: puoi consigliare di contattare il SerT o altri servizi di supporto anonimi e gratuiti.
Il chemsex può riguardare persone di qualsiasi orientamento sessuale, ma è più diffuso in alcuni contesti LGBTQ+, dove può essere influenzato da fattori sociali come il bisogno di appartenenza, l’ansia da prestazione o la ricerca di connessione. Tuttavia, anche tra persone eterosessuali esistono dinamiche simili. I motivi per cui qualcuno pratica il chemsex possono variare: c’è chi lo fa per intensificare il piacere, chi per sentirsi più sicuro, chi per gestire stress o ansia sociale. Per alcuni rimane un’esperienza occasionale, per altri può diventare una dipendenza. I rischi principali (dipendenza, IST, difficoltà emotive) sono simili per tutti, ma il contesto sociale e culturale può influenzare il modo in cui il chemsex viene vissuto e percepito.
Alcuni vogliono aumentare il piacere, altri cercano di gestire l’ansia o di sentirsi più sicuri. Spesso è una combinazione di fattori personali e sociali. La mancanza di informazioni sulle sostanze, l’uso in ambienti non sicuri, la combinazione con altre droghe o alcol e il rischio di rapporti sessuali non protetti. Alcune sostanze usate nel chemsex possono creare dipendenza, sia fisica che psicologica, portando a un uso sempre più frequente e a difficoltà nel fermarsi.
La cosa più importante è comunicare in modo chiaro e fermo: “Preferisco non farlo, perché voglio vivere il sesso in un modo che mi faccia sentire a mio agio.” Se il partner insiste o ti mette sotto pressione, potrebbe essere un segnale di una relazione poco sana. Se ti senti obbligato a fare qualcosa che non vuoi, se l’ambiente non è sicuro o se c’è perdita di controllo, è un segnale di pericolo. Fidati del tuo istinto e allontanati se necessario.
Parlane con una persona di fiducia o chiedi aiuto a un professionista e ricorda che nessuno deve spingerti a fare qualcosa contro la tua volontà.
Sì, alcune sostanze come il GHB possono essere messe nei drink senza che la persona se ne accorga. È importante non lasciare mai incustodita la propria bevanda.
Stabilisci confini chiari con il partner, informati sui rischi e affidati solo a persone di cui ti fidi. Se hai dubbi, parlane con un esperto.
Cambiamenti improvvisi nel comportamento, stati di eccitazione o confusione, bisogno frequente di isolarsi. Se hai dubbi, affronta il discorso con calma e apertura e rivolgiti a professionisti esperti.
A Brescia esiste il Centro IST, un centro specialistico pubblico che offre consulenze, visite mediche in caso di sintomi e test diagnostici IST. Le prestazioni sono offerte gratuitamente e in ambito di riservatezza. Sono consigliati regolartmente per chi ha rapporti sessuali a rischio (non protetti) i test per HIV, sifilide, gonorrea e clamidia. Se hai rapporti frequenti con partner diversi, è consigliato un controllo ogni 3-6 mesi, anche in assenza di sintomi. Per conoscere gli orari e le modalità di accesso al Centro collegati al link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/centro-delle-infezioni-sessualmente-trasmesse-ist.ashx
La dipendenza affettiva è quando ti senti incapace di vivere senza una persona, come se la tua felicità dipendesse solo da lei. Può sembrare una cosa normale, ma può farti soffrire molto.
È normale sentirsi soli a volte, ma quando questa paura diventa costante e ti fa soffrire, potrebbe essere un segno di dipendenza affettiva. Puoi rivolgerti al SerD (Servizio per le Dipendenze) della tua zona per ricevere supporto da professionisti. Esistono anche linee telefoniche e servizi online dedicati ai giovani, dove puoi parlare in modo anonimo e ricevere informazioni.
Le cause sono spesso legate a una combinazione di fattori emotivi, psicologici e relazionali. Una delle cause principali può essere una bassa autostima: chi ha difficoltà a sentirsi amato o apprezzato per ciò che è, può cercare conferme costanti da un’altra persona, sviluppando così una dipendenza dalle attenzioni o dall’affetto altrui. Inoltre, esperienze passate, come relazioni familiari difficili, abbandoni o traumi, possono influire profondamente sulla capacità di una persona di sviluppare relazioni sane e equilibrate. Se qualcuno ha vissuto situazioni in cui l'affetto era condizionato o instabile, può finire per cercare di colmare quel vuoto affettivo in modo eccessivo, dando all'altra persona un potere emotivo troppo grande. Le persone che vivono con ansia, insicurezza o una paura costante di essere rifiutate, tendono a cercare un supporto emotivo fuori da sé, credendo che solo una relazione possa dare loro stabilità o felicità. Queste fragilità emotive possono far sì che ci si aggrappi a una relazione in modo poco sano, temendo di perderla o di non riuscire a vivere senza l'altro. La dipendenza affettiva può quindi diventare un modo per affrontare il vuoto emotivo, ma finisce per peggiorare la situazione, creando un ciclo in cui la persona si sente sempre più insicura e dipendente.
Ti accorgi di essere dipendente affettivamente quando pensi continuamente a una persona e senti che la tua vita non ha senso senza di lei. Ti senti ansioso, geloso o triste se non sei con quella persona. Se tu o una persona che conosci vi trovate in questa situazione, potete rivolgervi ad un esperto come uno psicologo per affrontare insieme la situazione. Per maggiori informazioni collegati al link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/sostegno-al-singolo-e-alla-famiglia.ashx
Assolutamente! L'amore sano è basato sul rispetto reciproco e sulla fiducia, dove ognuno ha il suo spazio. L’amore non dovrebbe farci sentire prigionieri o in ansia.
Se una relazione ti fa sentire ansioso, insicuro o costantemente sotto pressione, potrebbe essere una relazione tossica. In una relazione sana dovresti sentirti supportato e rispettato.
Sì! Con il tempo, l’impegno e il supporto giusto, è possibile diventare più indipendenti emotivamente e vivere relazioni più equilibrate e sane.
Quando ti senti pronto, cerca un momento tranquillo per parlare con i tuoi genitori o altri familiari di cui ti fidi. Inizia spiegando come ti senti, senza sentirti in colpa, ma cercando di far comprendere che hai bisogno di aiuto. Puoi raccontare le tue esperienze, spiegando come ti senti dipendente da una persona o da un rapporto, e come questo ti stia impedendo di vivere in modo equilibrato. Prova a spiegare come tale rapporto ti renda vulnerabile, ansioso, insicuro e di come spesso ti conduca a fare scelte che non sono nel tuo interesse. È importante essere chiari e sinceri, senza nascondere la verità, perché la dipendenza affettiva spesso porta a comportamenti che possono sembrare difficili da comprendere per chi non la vive.
Il primo passo è avvicinarsi con empatia e senza giudicare. Invece di affrontare direttamente il problema, cerca di capire come si sente la persona e ascolta senza interrompere. Quando senti che è il momento giusto, prova a fare delle osservazioni in modo discreto, facendo domande che possano far riflettere l’altra persona, senza farla sentire attaccata. Per esempio, potresti chiedere se si sente davvero soddisfatta nella relazione che sta vivendo o se alcune sue scelte la stanno facendo stare bene. L’importante è evitare di accusare o farla sentire in colpa, ma piuttosto stimolare una riflessione su sé stessa e sulla sua situazione. E’ cruciale che tu non assuma il ruolo di "salvatore", perché una persona che non è consapevole del problema potrebbe non essere pronta ad accettare aiuto. È più utile essere un supporto e far capire che ci sono opzioni disponibili per affrontare il problema, come la consulenza con uno specialista, ma senza forzare la situazione. Puoi sottolineare che chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma una scelta positiva per migliorare sè stessi e le proprie relazioni.
 
È importante gestire la situazione con delicatezza e rispetto. Cerca di capire che la dipendenza affettiva non riguarda solo te, ma riflette un bisogno emotivo e una difficoltà della persona di gestire la propria autostima o indipendenza. È fondamentale stabilire dei confini sani, comunicando in modo chiaro ma gentile che hai bisogno di spazio, senza far sentire l'altra persona rifiutata. Mostra comprensione per il suo stato emotivo, ma fai capire che ogni relazione, anche quella amicale o affettiva, ha bisogno di equilibrio e rispetto reciproco. Evita di cadere nella trappola di sentirti in dovere di soddisfare ogni richiesta affettiva o emotiva, poiché questo potrebbe rafforzare ulteriormente la sua dipendenza. Se senti che la situazione diventa troppo difficile da gestire da solo, cercare il supporto di un terapeuta può essere un passo utile. Rivolgiti ai professionisti del SerD/SerT o di un Consultorio Familiare presente sul terriotrio. Per ulteriori informazioni segui i link:
I cannabinoidi sono sostanze chimiche che si trovano nella cannabis. Quando fumi o assumi cannabis in qualche altra forma, queste sostanze agiscono sul tuo cervello, alterando il tuo umore, la percezione e altre funzioni.
Anche se molte persone la usano, la cannabis non è "sicura" come potrebbe sembrare. L'uso frequente può influenzare negativamente la memoria, l'attenzione, la motivazione e, in alcuni casi, può portare a problemi psicologici come ansia o depressione.
Quando la usi, puoi sentirti rilassato, euforico o più creativo. Ma può anche farti sentire ansioso, paranoico o alterare la tua percezione del tempo e dello spazio. Ogni persona reagisce in modo diverso.
Anche se all'inizio può sembrare innocua, l'uso eccessivo e continuo può influire sulla tua motivazione, sul tuo rendimento scolastico o lavorativo e persino sulle tue relazioni. Inoltre, la cannabis può causare problemi psicologici, come ansia o depressione e danneggiare il cervello, specialmente nei giovani, che sono ancora in fase di sviluppo. Se usi cannabis spesso, il tuo corpo può iniziare a dipendere da essa per sentirsi "bene". Questo può farti desiderare di usarla più frequentemente e, a lungo termine, può influire negativamente sulla tua vita sociale, lavorativa o scolastica.
Se ti accorgi di pensare alla cannabis per tutta la giornata, che non riesci a smettere di usarla o che la tua vita quotidiana ne risente (scuola, amici, sport), potrebbero essere segni di una dipendenza.
Sì, l'uso regolare di cannabis, soprattutto prima dei 25 anni, può interferire sullo sviluppo del cervello, riducendo la memoria e l'abilità di concentrazione e influenzando la capacità di prendere decisioni.
Se senti che la cannabis sta diventando un problema, parlane con qualcuno di fiducia. Chiedere aiuto è il primo passo. Ci sono anche gruppi di supporto e professionisti che possono guidarti nel processo di riduzione o di abbandono dell'uso.
Anche se lo fai solo di tanto in tanto, l'uso di cannabis può comunque influire sulla tua mente e sul tuo corpo. Inoltre, l'uso a lungo termine, anche se non quotidiano, può portare a dipendenza o a problematiche psicologiche.
Esistono tantissime alternative che ti fanno sentire bene senza mettere a rischio la tua salute: fare sport, praticare meditazione, stare con gli amici, dedicarti a hobby, ascoltare o suonare musica, oppure parlare con qualcuno che ti fa stare tranquillo. Tutte queste attività possono in modo naturale generarti piacere. Non c'è bisogno di "fuga" dalla realtà o dell’uso di qualcosa di estraneo da te per sentirti bene.
In Italia, l'uso della cannabis per scopi ricreativi è illegale. Se vieni sorpreso con cannabis rischi multe o altre conseguenze legali.
Affrontare il tema del consumo di THC con la tua famiglia può sembrarti una sfida complessa, e spesso potresti sentirti frenato dai pregiudizi legati al mondo del consumo di sostanze. I tuoi familiari potrebbero sentirsi in difficoltà nel confrontarsi con un comportamento che contraddice i principi di salute e benessere con cui sono cresciuti e che avrebbero voluto trasmetterti. Ricordati che non sei solo in questo percorso: puoi cercare il supporto di una persona di fiducia che ti aiuti a mediare il dialogo con la tua famiglia, fungendo da punto di riferimento esterno. Parlare con i tuoi familiari delle difficoltà quotidiane che affronti, di come queste possano portarti a fare ricorso all’uso di sostanze, può essere un buon punto di partenza. Spiegare loro come ti fanno sentire e quali emozioni e vissuti ti spingono verso l’uso del THC può aiutarti a creare una base di comprensione reciproca. In un clima di apertura e ascolto attivo, insieme alla tua famiglia, puoi esplorare come affrontare la situazione nel miglior modo possibile. Infine, è utile ricordare che non esiste una soluzione immediata e che affrontare la tematica richiede tempo, pazienza e la disponibilità a collaborare insieme.
Puoi sospettare di avere una dipendenza qualora la tua relazione con la sostanza presenti le seguenti caratteristiche: perdita di controllo sulla quantità e frequenza del consumo; incapacità di ridurre l’uso; desiderio persistente di farne utilizzo; uso della sostanza nonostante comprometta il funzionamento sia sociale che scolastico/lavorativo e presenza del fenomeno della tolleranza e astinenza. Questi segnali, se presenti insieme, indicano che il consumo della sostanza ha acquisito un carattere problematico. È importante ricordare che la dipendenza non riguarda solo il fisico, ma anche aspetti psicologici, e può evolversi nel tempo, compromettendo il tuo benessere complessivo.
Essere dipendenti da internet o dai dispositivi digitali significa passare troppo tempo online usando il telefono, il computer o la console, a tal punto che questo influisce negativamente sulla tua vita quotidiana. Può compromettere la scuola, le relazioni con gli amici e la famiglia, e anche la tua salute mentale.
Se ti senti preoccupato quando non puoi usare internet o il tuo telefono, se pensi di usarli più del dovuto e trascuri altre cose importanti come i compiti o il sonno, potrebbe essere un segno di dipendenza. Inoltre, se non riesci a smettere di usarli, anche quando lo desideri, questo potrebbe essere un problema.
I segnali più comuni sono:
  • Passare più tempo online di quanto previsto;
  • Perdere interesse in altre attività che prima ti piacevano;
  • Sentirsi ansiosi o irritati quando non puoi usare il telefono o internet;
  • Mentire o nascondere quanto tempo passi sui dispositivi.
La dipendenza può svilupparsi per diversi motivi, come la ricerca di gratificazione immediata (ad esempio, i "like" sui social), la noia, la solitudine o l'incapacità di gestire lo stress. Anche giochi online, chat o social media possono diventare un rifugio per evitare i problemi reali.
La dipendenza può avere effetti negativi su: Le relazioni sociali (ti isoli dalle persone intorno a te). La salute fisica (problemi alla vista, mal di schiena, cattiva postura). La salute mentale (ansia, depressione, stress). La qualità del sonno (se usi dispositivi prima di dormire, puoi fare fatica a prendere sonno).
Prova a stabilire dei limiti di tempo per l'uso dei dispositivi. Fissa orari specifici per usarli e assicurati di fare altre attività, come uscire con gli amici o praticare sport. Inoltre, cerca di evitare dispositivi almeno un'ora prima di andare a dormire.
Cerca di non dare troppo valore ai "like" o ai commenti. Fai attenzione a non passare troppo tempo sui social confrontandoti con gli altri. Limita l’uso dei social e cerca di non controllarli continuamente durante la giornata.
Parlane con un adulto di fiducia, come un genitore o un insegnante, che può aiutarti a trovare una soluzione. Esistono anche servizi di supporto professionale, come psicologi o consulenti, che ti possono aiutare a capire meglio la situazione e a lavorare su un cambiamento.
Fissa delle priorità nella tua giornata. Imposta dei momenti specifici per usare internet, ma cerca di dedicare tempo anche a studi, attività fisiche o hobby che ti piacciono. Mantieni un equilibrio tra il mondo digitale e quello reale.
No, la dipendenza da internet può colpire persone di tutte le età. Tuttavia, i giovani, che usano molto i social media e i giochi online, sono più vulnerabili, soprattutto perché non sempre riescono a distinguere quando stanno esagerando con l’uso della tecnologia.
Affrontare una dipendenza da internet, soprattutto in ambito familiare, può essere una sfida, ma è il punto di partenza per un percorso di cura, quando si riconosce di avere un problema. Potresti individuare un familiare di fiducia con cui condividere come ti senti e ciò che stai affrontando e successivamente condividere con il resto della famiglia. Cerca di parlare in modo sincero e aperto riguardo alla tua dipendenza, condividi il desiderio di voler migliorare la situazione, chiedendo il supporto della famiglia e di specialisti presenti sul territorio (SerD, SMI, Psicologi). Prova a individuare alcuni obiettivi concreti, come ridurre progressivamente il tempo trascorso online o stabilire dei momenti specifici della giornata in cui staccare dalla tecnologia. Può essere utile creare delle routine familiari che includano momenti offline, come pasti o attività all'aperto.
Con il termine alcol s’intende l'alcol etilico o etanolo. L’alcol è una sostanza tossica, ha un potere psicoattivo ed altera il sistema nervoso centrale. Può creare dipendenza fisica e psichica, quando non si è più in grado di controllarne l’assunzione, nonostante influisca negativamente sulla propria vita, sulla salute, sulle relazioni o sul lavoro.
Si. Per droga s’intende qualsiasi sostanza che introdotta in un organismo vivente, ne modifica il funzionamento e/o gli atteggiamenti fisici e psichici pertanto anche l’alcol rientra nella definizione.
Il binge drinking è un'abitudine particolarmente diffusa tra i giovani, che si caratterizza per un consumo rischioso e dannoso, episodico e ricorrente di quantità di bevande alcoliche consumate a digiuno, che eccedono le sei unità in un arco temporale ristretto.
L’unità alcolica corrisponde a una bevanda alcolica contenente 12 grammi di alcol, come un bicchiere di vino da 125 ml, una birra da 330 ml o 40 ml di superalcolico.
Sì, nelle donne è presente una minore concentrazione di Alcoldeidrogenasi, enzima che metabolizza l’alcol, pertanto la sua assunzione in pari quantità risulta più tossica per il genere femminile.
Non esiste un consumo che non sia dannoso. Il rischio esiste già a partire da modiche quantità, come un bicchiere di vino o una birra al giorno. Bere alcol può provocare effetti dannosi sul corpo: danni al fegato, problemi cardiaci, difficoltà a concentrarsi, indebolimento del sistema immunitario. Inoltre, può influire anche sulla salute mentale, causando ansia, depressione o cambiamenti nell'umore.
Sì. In una prima fase l'alcol può sembrare che aiuti a rilassarti o a "staccare la mente", riducendo i disturbi legati all'ansia, ma nel lungo termine il suo utilizzo peggiora i sintomi di qualsiasi patologia psichiatrica. L'uso di alcol può alterare il tuo umore e la tua capacità di prendere decisioni e può anche influire sulla qualità del sonno e sulle relazioni sociali.
Non risulta alcuna evidenza scientifica a sostegno dell’esistenza di un consumo salutare di alcol. Non ci sono effetti protettivi sulla salute, neanche a piccole dosi. Il luogo comune secondo cui bere un bicchiere di vino rosso ogni giorno sia uno dei modi per proteggersi dalle patologie cardiovascolari non è corretto.
Riconoscere un disturbo da uso di alcol e parlarne in famiglia può essere difficile ma è uno step necessario per il cambiamento. Se ti senti insicuro di parlare con tutta la famiglia, potresti iniziare affrontando l’argomento con un solo familiare con cui hai un buon rapporto o di cui ti fidi di più (un genitore, un fratello/sorella, un altro familiare). Decidi un momento preciso e tranquillo per parlarne e scegli il modo per comunicare che ti faccia sentire più a tuo agio: a voce o scritto, per esempio con una lettera. Puoi iniziare con qualcosa di semplice, come dire che ti sei accorto di avere un problema e che hai bisogno di parlare; non è necessario entrare subito nei dettagli ma è importante far capire che riconosci la difficoltà e che sei pronto ad affrontarla. Includi i tuoi sentimenti e il bisogno di essere supportato dalla famiglia, senza colpevolizzare te stesso o altri. Potresti dire qualcosa come “Mi sono accorto che l’alcol sta iniziando a influenzare la mia vita e vorrei trovare un modo per affrontarlo”.
In generale l’alcol non riduce l’efficacia degli anticoncezionali come la pillola. Tuttavia, ci sono delle cose da considerare: bere alcol può portare a dimenticare di prendere la pillola e ciò può comprometterne l’efficacia; se bevi molto e ti capita di vomitare ad un paio d’ore dall’assunzione della pillola questa potrebbe non essere stata assorbita correttamente; l’alcol può alterare il giudizio e portare a comportamenti sessuali meno sicuri. L’alcol interagisce negativamente con i farmaci in modi diversi; ecco alcuni esempi: potenzia gli effetti sedativi di ansiolitici e antidepressivi, aumentando il rischio di sonnolenza e riduzione della coordinazione; crea nausea, vomito e altri effetti avversi in concomitanza di parecchi antibiotici; aumenta il rischio di sanguinamenti e irritazione gastrica con l’assunzione di antinfiammatori; aumenta il livello di zuccheri nel sangue complicando la gestione del diabete e rendendo meno efficaci i farmaci assunti per questa patologia; aumenta la tossicità epatica in concomitanza di paracetamolo.
Sì. Ingerire alcol, anche a piccole dosi, compromette le capacità alla guida rendendola meno sicura. L’assunzione di alcolici riduce la concentrazione e l’attenzione alla guida, diminuisce la visione laterale e quella notturna del 25%, aumenta il tempo di reazione e di coordinazione dei movimenti, crea un senso di sicurezza e si sopravvalutano le proprie capacità. Anche se ti senti “sveglio” o “lucido” le tue capacità di reazione potrebbero essere compromesse senza che tu te ne accorga: è sempre meglio evitare di mettersi al volante dopo aver bevuto.
Riconoscere una dipendenza da alcol può essere complesso. Ci sono comunque alcuni segnali comuni che possono aiutarti a identificarla. Se non riesci a controllare il tuo consumo di alcol, se ti accorgi di bere frequentemente, anche se non vuoi farlo, se senti il bisogno di bere per rilassarti o affrontare le difficoltà, se non sei in grado di smettere di bere una volta che inizi, se devi aumentare le quantità di alcol per avere gli stessi effetti, se percepisci sintomi fisici o psicologici spiacevoli (ansia, tremori, sudorazione) quando non bevi e ricerchi continuamente la sostanza al punto di occupare gran parte del tuo tempo, a scapito dell'attività lavorativa, ricreativa e sociale, allora potrebbe essere utile approfondire la questione chiedendo aiuto ad esperti.
Se pensi di aver un problema, il primo passo è parlarne con qualcuno di cui ti fidi, come un famigliare o un amico, un genitore o un professionista. Puoi rivolgerti ai Servizi specialistici specifici per le problematiche alcol-correlate, ossia i NOA (Nuclei Operativi Alcologia). In alternativa, i SerD (Servizi per le Dipendenze) o gli SMI (Servizi Multidisciplinari Integrati) hanno equipe specialistiche multi-professionali che si occupano delle suddette problematiche. Sul territorio esistono anche gruppi di auto-mutuo-aiuto (Alcolisti Anonimi, i club - ACAT/CAT) che possono supportarti. Inoltre, puoi contattare i numeri verdi che trovi online per avere maggiori informazioni. Segui il link https://territorio.asst-spedalicivili.it/contenuto/contenuti--ecm/servizio-territoriale-per-le-dipendenze-sert.ashx
I disturbi alimentari non sono capricci, mode del momento o una libera scelta, sono gravi malattie psichiatriche caratterizzate da alterazione del comportamento alimentare, anomalo rapporto con il proprio corpo, valutazione di sé eccessivamente incentrata su peso e aspetto fisico da cui possono derivare complicanze fisiche, psicologiche e sociali significative. I disturbi alimentari, malattie della sfera mentale, non riguardano il rapporto con il cibo e l’alimentazione in quanto tale (non sono “cattive abitudini alimentari”), ma esprimono una profonda preoccupazione e insoddisfazione per il proprio corpo, che rimanda a tematiche molto profonde e a un disagio emotivo complesso.
Ogni storia è a sé, ma possiamo cogliere alcuni segni comuni all'esordio di un disturbo alimentare: preoccupazione ossessiva ed eccessiva per il peso e le forme del corpo (pesarsi costantemente, confrontarsi con il corpo degli altri, specchiarsi di continuo), variazioni rapide del peso e/o aumento dell’attività fisica che viene svolta in modo compulsivo, cambiamento dello stile alimentare (dieta rigida, passaggio ad abitudini vegetariane/vegane, rifiuto di cibi prima graditi, eliminazione di alcuni alimenti), comportamenti alimentari insoliti (saltare i pasti, fare abbuffate di cibo, vomitare o mettere in atto altre pratiche per controllare il proprio peso), comportamenti anomali a tavola (separare le pietanze, tagliare in piccoli pezzi, sbriciolare, spostare il cibo da una parte all’altra del piatto, nascondere il cibo durante il pasto), cambiamenti dell'umore e del comportamento (umore instabile, pianto frequente, depressione, ansia o facile irritabilità, ritiro dai contatti sociali e dalle occasioni conviviali con amici e familiari, comportamenti autolesionistici); negazione e segretezza: la persona che soffre di un disturbo alimentare può negare (a sé e/o agli altri) di avere un problema, non riconoscerlo e proteggere il disturbo con forza, cercare di nascondere i propri comportamenti agli altri.
Chiunque, a qualsiasi peso, può soffrire di un disturbo alimentare. Una persona con disturbo alimentare può avere un aspetto paragonabile a quello della maggior parte delle persone, non è necessariamente magrissima, emaciata o sovrappeso. È necessario ricordare che i disturbi alimentari sono malattie mentali, non sempre visibili, e che solo perché non si vede non significa non ci sia sofferenza.
Un’abbuffata non è semplicemente un “mangiare più del solito/più del normale/troppo”, ma una condizione complessa. L’abbuffata si caratterizza per due principali aspetti: mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es., un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili; la sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o non riuscire a ricordare successivamente cosa e quanto si è mangiato). L’abbuffata avviene generalmente di nascosto e in segreto e prevede una totale perdita di controllo che porta il soggetto a mangiare in modo vorace, impulsivo e sregolato ingenti quantità di cibo, con conseguenti vissuti di disgusto, vergogna, senso di colpa e svalutazione profonda.
L’attività fisica ha un importante valore educativo, sociale e di promozione della salute e del benessere psicofisico, ma, quando assume certe caratteristiche, modalità e significati, può divenire espressione, rimedio e fonte di un malessere psicofisico significativo. Un’attività fisica salutare non interferisce con attività giornaliere importanti, non viene fatta in ore o in posti inappropriati e ha lo scopo di mantenere una buona condizione fisica. Viene compiuta con piacere e in ascolto dei propri bisogni e desideri, senza sensi di colpa, ansia o agitazione quando viene rimandata. L’esercizio fisico diviene eccessivo, “compulsivo” e, di conseguenza, pericoloso, quando ci si continua ad allenare nonostante si sia malati, stanchi o infortunati, secondo uno schema rigido e rigoroso; viene spesso praticato in solitudine, spinti da un senso di costrizione e obbligatorietà (“non posso saltare”) o da un’eccessiva disciplina che non si pone in ascolto del dolore o dei bisogni (“non posso smettere, anche se fa male”). Quando lo sport diviene un modo per contrastare gli effetti dell’alimentazione o controllare il proprio peso, le ore spese in palestra diventano un rifugio e l’idea di riposarsi o saltare un allenamento risulta insopportabile, dovremmo poterci fermare e chiederci se lo sport non abbia assunto significati che vanno ben oltre quello di un luogo di svago, cura e relazione.
Un buon rapporto con cibo e alimentazione non riguarda solo la qualità o la quantità del cibo che mangiamo, ma i nostri vissuti emotivi, il rapporto che abbiamo con noi stessi, la nostra capacità di ascolto e flessibilità. Una persona che ha un buon rapporto con il cibo ascolta i propri segnali fisiologici di fame e sazietà, asseconda e rispetta i propri gusti personali, si alza da tavola non solo sazio, ma anche soddisfatto; non mangia allo stesso modo tutti i giorni, perché ciò che mangiamo varia naturalmente, a seconda delle attività della giornata, delle emozioni che proviamo, delle situazioni sociali che condividiamo. Il cibo, infatti, non è solo nutrimento, energia e oggetto del bisogno fisiologico, ma anche convivialità, piacere, tradizione, ricordi, cultura.
L’associazione tra cibo e emozioni è qualcosa di naturale: scegliamo certi cibi quando siamo felici/tristi/stanchi/arrabbiati/annoiati e il cibo ha ricadute sul modo in cui ci sentiamo. Esso ha anche un importante valore culturale e relazionale (si esce a mangiare per festeggiare un avvenimento importante, si prende un caffè o si fa un aperitivo per incontrare un amico dopo lavoro/scuola) e ci connette a ricordi ed esperienze personali (il profumo di una torta può suscitare ricordi sulla nostra famiglia ad esempio). Un aspetto che ci caratterizza come esseri umani sta proprio nel mangiare non solo per nutrirci o placare la fame, ma anche in risposta a stati e mutamenti affettivi. Diversamente, quando il cibo diventa l’unico strumento per regolare e sedare emozioni o affrontare problemi altrimenti intollerabili, qualcosa nel rapporto con il cibo si è alterato.
Non esiste una risposta univoca e valida per tutti, ogni situazione è personale e soggettiva Non c’è una causa specifica alla base dell’insorgenza di un disturbo alimentare, ma la commistione di diversi fattori di rischio individuali (biologici e psicologici), familiari e socioculturali. Tra i principali fattori di rischio possiamo individuare aspetti psicologici, come ansia, depressione, bassa autostima, perfezionismo, difficoltà a riconoscere e regolare le emozioni, insoddisfazione per il proprio corpo e preoccupazioni eccessive riguardo al peso e all’aspetto fisico, elementi che possono generare una predisposizione, una sorta di “terreno fertile”.
Anche ragazzi e uomini possono avere un disturbo alimentare, sempre più in aumento anche nella popolazione maschile. Alcuni stereotipi di genere possono limitare l’accesso alle cure e la diagnosi di un ragazzo, che può riconoscersi più difficilmente in un disturbo tipicamente femminile o che non chiede aiuto per vergogna e timore di essere giudicato I disturbi alimentari nei maschi possono includere forti preoccupazioni relative all’immagine corporea, maggiore desiderio di essere muscolosi/tonici, eccessivo esercizio fisico e uso di integratori/anabolizzanti con importanti ricadute sul benessere psicologico, sociale e fisico. Si parla, a tal proposito, di vigoressia, un disturbo legato alla percezione errata di avere un corpo gracile e con poca massa muscolare.
È importante porsi in ascolto di sé quando si avverte una sensazione di smarrimento, dubbio e preoccupazione legata a pensieri sulla forma corporea e sul cibo che iniziano a diventare intrusivi e impattano sulla qualità della vita quotidiana, causando sofferenza psicologica o fisica. Non si tratta soltanto di comportamenti agiti ma anche di attenzione e pensiero eccessivamente focalizzati sul tema corpo/cibo/peso.
Il primo e fondamentale passo è parlarne con una figura di riferimento (un familiare, un amico, un insegnante, una persona cara…) e chiedere aiuto e sostegno. L’isolamento è un gran nemico della salute mentale, soprattutto nei disturbi alimentari. Riconoscere e condividere la realtà del proprio disagio e fare dei passi per cambiare la propria condizione è certamente un segno di forza e iniziativa, non di sconfitta o fallimento. Prova ad esprimere le tue preoccupazioni, descrivendo ciò che stai vivendo e ciò di cui hai bisogno. Chiedi poi aiuto a professionisti (a partire dal medico di base che può orientarti sui servizi territoriali presenti o figure professionali specialistiche), dato che un intervento precoce è fondamentale per migliorare la prognosi.
I disturbi alimentari influiscono profondamente sulla vita della persona che ne soffre e di chi le sta accanto. Tutto ruota attorno al cibo, al peso e al loro controllo/discontrollo. Compaiono modificazioni emotive, come depressione, ansia, irritabilità e rabbia, rigidità, vergogna, sbalzi d’umore o perdita di interesse per attività prima gradite. La persona inizia a ritirarsi, chiudersi e escludere gli altri dalla propria vita. Oltre al cambiamento di peso, i disturbi alimentari possono incidere anche sulla salute di tutti gli apparati e le funzioni organiche, seppure spesso tali complicanze non siano percepite dalla persona che ne soffre. La malnutrizione e/o il sottopeso e i comportamenti compensatori possono provocare conseguenze anche molto gravi, in generale reversibili solo attraverso un percorso di riabilitazione psico-nutrizionale.
La presenza di un disturbo alimentare o di un altro disturbo della sfera mentale in un familiare può aumentare la probabilità di insorgenza di un disturbo alimentare nei figli, ma sono necessari molteplici fattori di diversa natura. Ogni fattore da solo (che riguarda la persona, la famiglia e la società) è da considerarsi un elemento necessario ma non sufficiente.
Non esiste una risposta universale, ma è importante non cessare di essere presenti, nemmeno di fronte alla possibile chiusura della persona sofferente. Si può comunicare con discrezione la propria preoccupazione, trattando l’altro come una persona, non solo come un/una malato/a. Non focalizzarti solo sul cibo e sul peso, ma esprimi la tua preoccupazione in modo sincero e autentico, in un’atmosfera calma e comprensiva. Evita giudizio e critica (“per colpa tua..”), ma esprimi il tuo accoramento per la sua salute, il suo benessere e la sua serenità. Usa una comunicazione empatica, ferma, rivolta all'ascolto autentico, consentendo all’altro di condividere pensieri, paure, emozioni. Possono aiutare la persona a prendere consapevolezza di avere un problema e ad accettare di rivolgersi a un esperto per un aiuto specialistico, accompagnati e affiancati dalle persone che gli vogliono bene. Se poi il nostro caro sta svolgendo un trattamento, possiamo supportarlo e incoraggiarlo, anche quando pensa di non farcela, si sente rotto o sbagliato. Non è necessario dare soluzioni o buoni consigli, serve presenza, comprensione e ascolto.
Nei disturbi alimentari, i sintomi sono espressione di una sofferenza, ma possono anche rappresentare nello stesso tempo il tentativo di guarigione che l’organismo sta mettendo in atto attivando tutte le proprie difese. Le persone che ne sono colpite possono non rendersi conto di essere malate. Possono pensare di “farcela da soli”, evitando emozioni difficili e provando a sé stessi di essere forti e capaci. Ma è proprio nella capacità di richiedere aiuto e aprirsi all’altro che risiedono elementi preziosi di cura.
Nelle persone con disturbi alimentari la mente si allaga di pensieri che riguardano il cibo, il peso e la forma del corpo. Alcuni descrivono i pensieri del disturbo come un rumore di sottofondo sempre presente, altri come voci martellanti che rendono difficile seguire un discorso, concentrarsi a lavoro, guardare un film o leggere un libro. Le preoccupazioni rispetto al peso, il continuo confronto con il corpo degli altri, il calcolo delle calorie e la programmazione dei pasti coprono ogni momento della giornata, dallo specchio di casa alla cena con gli amici. Questo costante dialogo interno negativo interferisce profondamente sulla qualità della vita, minando fiducia e autostima.
Il disturbo alimentare non è una scelta, ma l’espressione di un disagio psichico profondo. Non si può uscire dal disturbo alimentare con la sola forza di volontà. Nel percorso di cura è molto importante coltivare una motivazione personale al cambiamento, ma è necessario un intervento specialistico multidisciplinare per affrontare tutti quei comportamenti/pensieri/vissuti che intrappolano la persona nel suo disturbo.
Dai disturbi alimentari si può guarire con il sostegno di un’équipe specialistica e multidisciplinare, in stretta collaborazione con la famiglia. Formulare una richiesta di aiuto è un passo verso la guarigione. La guarigione serve a costruire un nuovo rapporto con il cibo e con sé stessi. La guarigione richiede un tempo, non possiamo aspettarci che tutto passi in poche settimane; essa non implica meramente il recupero di una condizione di normopeso, non significa solo mangiare di più o di meno, ma costruire un nuovo rapporto con il cibo e con sé stessi, attraverso il riconoscimento e l’elaborazione dei vissuti emotivi nell’ambito delle proprie relazioni e nel proprio contesto di vita. Per ulteriori informazioni e contatti utili, visita il link di seguito: https://salutementale.asst-spedalicivili.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=17480&idArea=17475&idCat=18830&ID=18830&TipoElemento=categoria
Confidare ai genitori pensieri e emozioni relativi a un problema con il cibo e con il corpo può spaventare e sembrare un'impresa difficile. Tuttavia, l’aiuto e il sostengo dei genitori è una risorsa fondamentale. Forse non esiste una risposta universale, perché ogni persona è una storia unica, con una specifica relazione con i propri genitori. Può risultare importante scegliere un momento opportuno, calmo e libero da urgenze e impegni, per poter avere la loro attenzione in un ambiente tranquillo; una volta stabilito un tempo e uno spazio comodo, si può comunicare la propria preoccupazione rispetto al disagio che si sta vivendo e il bisogno del loro sostegno per poterlo affrontare. I genitori possono avere molteplici reazioni emotive, possono sembrare spaventati o sorpresi, preoccupati o distanti, in difficoltà nella piena comprensione di quello che proviamo a dire loro; la paura di fallire, di deluderli, di farli arrabbiare, creare problemi o non essere capiti a volte può bloccare le parole. Se un confronto diretto mette a disagio, si potrebbero utilizzare altri metodi (una lettera, un messaggio, l’aiuto di un terzo..) per esternare il proprio malessere.
I Disturbi alimentari definiti in specifiche categorie diagnostiche sono i seguenti (i primi tre riguardano primariamente l’infanzia):
  • Pica: persistente ingestione, inappropriata rispetto allo stadio di sviluppo del soggetto, di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili, non nutritive (carta, terra, capelli…)
  • Disturbo di ruminazione (mericismo): ripetuto rigurgito di cibo deglutito per poi masticarlo e deglutirlo di nuovo o sputarlo, senza che questa condizione sia attribuibile a disturbi gastrointestinali o medici di altra natura
  • Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo (ARFID): consiste nell’evitamento o in un’importante selettività alimentare (per apparente mancanza di interesse verso il cibo e il mangiare, evitamento del cibo per proprietà sensoriali quali gusto, odore, colore, aspetto, consistenza o per preoccupazioni legate alle possibili conseguenze negative del mangiare, come soffocarsi, vomitare o stare male) così severa da compromettere la crescita e lo sviluppo e determinare perdita di peso e ripercussioni su altre aree del funzionamento psicosociale
  • Anoressia nervosa: restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso, unitamente ad un’intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare mettendo in atto, in modo persistente, dei comportamenti (dieta, iperattività fisica, rituali alimentari, come spezzettare, mangiare lentamente, tagliare il cibo in piccoli pezzi) che interferiscono con l’aumento di peso; la persona giudica il proprio valore in modo predominante o esclusivo in base al controllo sull’alimentazione e sul peso.
  • Bulimia nervosa: ricorrenti episodi di abbuffata, caratterizzati dalla sensazione di perdere il controllo, accompagnati da ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie (vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno, esercizio fisico eccessivo) per prevenire l’aumento di peso, elemento che indebitamente determina e influenza i livelli di autostima;
  • Disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder): ricorrenti episodi di abbuffata, caratterizzati da alcune caratteristiche peculiari quali: mangiare molto più rapidamente del normale, mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieno, mangiare grandi quantità di cibo quando non ci si sente fisicamente affamati, mangiare da solo perché ci si sente imbarazzati dalla quantità di cibo che si sta mangiando, sentirsi disgustato di se stesso, depresso o assai in colpa dopo l’abbuffata. Non conseguono condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, ma è presente un marcato disagio relativo alle abbuffate.
Esistono poi forme più sfumate in cui non sono soddisfatti tutti i criteri diagnostici per definire una vera e propria patologia alimentare e “nuove forme”, pur non riconosciute come categorie specifiche di disturbo alimentare. Tra queste rientrano l’ortoressia, un’ossessione per il consumo di cibi considerati salutari secondo un rigido sistema di regole alimentari, che limita drasticamente la varietà degli alimenti consumati e determina preoccupazione eccessiva per la qualità e la purezza degli ingredienti, causando potenziali carenze nutrizionali, influenzando e controllando negativamente la qualità della vita della persona. Altro esempio è la vigoressia, caratterizzata dalla percezione del proprio corpo come mai abbastanza tonico, muscoloso, “grosso” e da un’ossessione per l’allenamento e una dieta ipocalorica e iperproteica, con profonda limitazione della vita sociale e del benessere generale della persona.
Stare accanto a chi soffre di un disturbo alimentare può risultare molto difficile, ma la presenza accogliente e comprensiva dell’altro è una risorsa preziosa per qualsiasi percorso di cura. È importante assumere un atteggiamento di ascolto empatico e non giudicante, evitando frasi che non tengono conto di disagio e sofferenza ("Basta che ci provi", "Basta che mangi/smetti di mangiare", "se ti impegni ce la fai" “ci vuole solo un po’ di forza di volontà”) o parole spinte dalla reattività, dal bisogno di trovare subito una soluzione e una risposta a portata di mano ("Ma va, sei bellissima, è un periodo, dai passerà!”). Non cessare di essere presente, nemmeno di fronte alla possibile chiusura e distanza dell’altro, non sparire, fatti sentire. Evita commenti sull’aspetto fisico o pareri attorno al cibo o al peso (“Sbaglio o hai preso qualche kg?” “Sei dimagrita, brava!” “Perché ti preoccupi così tanto del tuo aspetto fisico? I problemi sono altri”), ma prova a metterti in ascolto, facendo domande gentili, proponendo di fare cose insieme, pur senza insistenza. Prova a chiedere cosa puoi fare per essere di aiuto, pur senza eccessive pressioni o un comportamento troppo accomodante (ad esempio, accettare di tenere segreti o nascondere conseguenze negative dei comportamenti del disturbo alimentare), perché rinforza il disturbo alimentare, non la persona a cui vogliamo bene! Cura il tempo per parlare di argomenti o svolgere attività che non riguardano la malattia, incoraggiando e sostenendo la fiducia e la motivazione nella cura. Presenza, comprensione e empatia sono ingredienti fondamentali; anche se ci saranno scontri, distanza, errori o incomprensioni, dettati dalla sofferenza e dal disagio dell’altro, è importante mantenere una cura del legame.

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Giovani Ospitaletto